Grazie a voi....
a questo punto approfitto di questo spazio per questa cosa che scrissi a suo tempo dopo un uscita in montagna:

Il Temporale
Cammino sul crinale verso Nord,
il sudore mi bagna il volto e mi rinfresca,
il vento che mi solletica la nuca è caldo,
l’aria umida e pesante….
Mi concentro su queste sensazioni e sui muscoli delle gambe,
li sento duri e indolenziti,
ma rispondono a meraviglia
e quel dolorino che avverto non è altro che la misura della notevole salita percorsa.
Il vento non è più costante,
a volte si calma ed alcune raffiche mi avvolgono da direzioni diverse.
Un lontano rantolio sale e culmina con un suono cupo e pesante che sembra far vibrare ogni cosa.
Il temporale è vicino.
Non cambio il passo e faccio finta di non averlo sentito,
davanti a me la cima,
adesso mi fermo chiudo gli occhi, inspiro così profondamente da farmi barcollare,
finalmente mi volto e godendo dell’immenso panorama vedo anche lui.
E’ scuro,
arriva da sud-ovest,
ha nubi che mischiano un grigio piombo ad un riflesso uniforme azzurrognolo,
sale in alto come un cono di gelato esageratamente carico,
ai lati cumuli argentei sfumano in ricci e batuffoli candidi.
Sotto, tutto va scomparendo inghiottito tra il buio e le virghe di pioggia che avanzano lentamente.
Un nuovo lampo mette in moto la mia mente che razionalmente
inizia a organizzare l’emergenza,
il tuono arriva mentre io già scendo sotto-cresta dal lato opposto al temporale.
Calcolo il tempo che serve per tornare alla macchina,
un ora e mezza,
troppo,
ok mi bagno,
i fulmini iniziano a cadere a pochi km da me,
penso a come rimanere al sicuro.
I miei piedi sono il mio unico riferimento,
non aumento il passo
mi farebbe sudare eccessivamente sotto la mantella
ed è bene che gli scarponi poggino saldi sulle pietre bagnate,
calma,
difficile a dirsi quando un fulmine cadendo verso la cresta che mi sovrasta
dà inizio alle danze…
rovescio.
Il suono della pioggia è adesso ritmato da lampi e tuoni che si susseguono a ripetizione,
so bene che contando i secondi che passano tra il bagliore ed il rumore, e moltiplicando per due, ho all’incirca la distanza in km dal Fulmine;
fiancheggio il Bosco e lo tengo a qualche decina di metri dal mio tragitto,
infatti dopo un fulmine sul crinale sopra di me
quello successivo è il mio….
Uno schianto secco assordante,
rimango abbagliato mentre una folata calda mi arriva sul volto,
l’aria carica di ozono ha un odore tipico che avevo sentito
solo alla stazione ferroviaria o mentre giocavo da piccolo con la pista Polystil e i trenini della Lima,
comunque non mi ha colpito,
è caduto come “previsto” sui primi Faggi del Bosco.
Mi inchino con lo sguardo rivolto al suolo ed aspetto,
altri fulmini cadono vicini,
l’adrenalina scorre veloce nelle mie vene e provoca in me un esaltazione mista a piacere,
la paura è qualcosa di eccitante in queste circostanze,
sei di fronte alla Magnificenza della Natura e la fronteggi da solo faccia a faccia,
solo se la rispetti e la temi puoi resistere al suo cospetto.
I tuoni divengono pian piano brontolii,
la pioggia adesso è costante senza raffiche e il rain-rate (frequenza: mm/ora) è diminuito notevolmente.
Procedo col sorriso che mi accompagna,
recupero la costa ed il panorama,
un muro di pioggia copre le montagne
e la città dove è uscito di nuovo il sole sembra rinnovata.
Anche io mi sento diverso,
vivere un evento così imponente è come misurarsi con l’assoluto,
ti aiuta a riprendere le giuste dimensioni del nostro essere,
piccolo insignificante forse,
ma capace di fronteggiare e imparare a comprendere gli eventi più Spettacolari e Potenti del creato.
La meraviglia,
è lei che ci salva,
che incuriosendoci ci stimola alla conoscenza.
Io,
la Montagna,
il Temporale
e quell’essenza che imbeve tutto questo.
Gibbo.